Il Toro di Ferro

Prologo:

I giorni passano veloci, mentre i popoli del sud si preparano ad attuare il loro piano.

I leader dell’alleanza rafforzano la loro posizione sui civili, attirando sempre più consensi e iniziando a sembrare davvero una forza unica. Persino Solomon, vedendo come la situazione di pace e collaborazione agevoli i commerci e faccia aumentare rapidamente anche il valore e le casse di Novaterra, allenta la presa e addolcisce i suoi modi, rendendosi più cordiale e disponibile. Questo velocizza molto i tempi di ricostruzione, sempre con l’ausilio della Pietra di Volta, e per il mese di Ombroso almeno le strutture principali della città sembrano ormai pronte. Nello stesso periodo arrivano notizie da Mordirovo, che si dichiara pronta ad agire: i suoi soldati sono tornati in forze grazie agli aiuti alimentari dell’alleanza, cementando anche i rapporti di fiducia.

Ancora una volta, forse l’ultima, gli avventurieri vengono convocati nella sala grande di Sannabidia, dove i leader delle altre città li attendono.

Come sempre, Tivan dà il benvenuto a tutti, per poi lasciare spazio all’Oligarca Levi.

“Ancora una volta ci troviamo in questa sala, con l’auspicio che la prossima volta lo si possa fare davanti a birra e carne. Vi abbiamo tenuti in attesa a lungo, e Ombroso è ormai giunto, ma immagino che durante questi mesi nessuno di noi sia rimasto con le mani in mano: il nostro piano ha preteso una lunga preparazione, che ci è costata tante vite. Mentre ognuno di noi si preparava alla battaglia, le nostre avanguardie e quelle dei radicati -Levi vi indica con la mano un radicato in un angolo della sala- hanno trattenuto il nemico, così che non avesse il tempo di pensare cosa stavamo pianificando. Non lasciamo che la loro morte sia stata vana.

Siamo pronti a procedere.

…”

Levi prosegue ripetendo nuovamente il piano stabilito, che ormai siete quasi stanchi di sentirvi ripetere, per poi congedarvi.

Pochi giorni dopo vi dirigete verso il Bosco degli Occhi, dove delle sentinelle goblin vi aspettano per scortarvi a nord.

Lungo la strada per il bosco vedete l’esercito che si prepara a marciare, migliaia di uomini, provenienti da tutto il continente, che indossano le tabarde e innalzano gli stendardi delle città libere, uniti come un sol uomo e con un obiettivo comune. Vi vengono i brividi solo a pensare alla portata della battaglia che avrà luogo a breve.

Dal bosco vi dirigete a nord costeggiando il Fiume Ruggente, risalendo la Selva Nera fino alle pendici delle montagne. Da lì virate verso est, per infilarvi in una stretta zona boscosa ben protetta, con le montagne a nord e le colline a sud. In quel luogo attendete un paio di giorni, quando un radicato si presenta al vostro campo: “Radicati vanno in guerra. Toro scappa. Andate.”

Smontate in fretta il campo e iniziate a muovervi. Raggiunto il limitare degli alberi vi fermate ad osservare la situazione: davanti a voi la piana che raggiunge la Catterrera Central, la strada maestra che da Oltrevalle raggiunge Tour de Gardiens, sembra sgombra; poche pattuglie e carovane la percorrono, ma col giusto tempismo potete evitarle. I goblin vi dicono che il loro compito di guide finisce qui, vi indicano una struttura in lontananza: “Intorno alla casa ci sono campi e ulivi antichi, gli alberi non sono fitti ma sono larghi e possono nascondervi. Avanzate con cautela. La struttura non sembra avere molte guardie, sono più che altro civili, non dovreste faticare a prenderla. I problemi, beh, lo sapete, arriveranno dopo. Vi auguriamo buona fortuna, che gli dei vi proteggano.”

Avanzate con calma, separandovi e sfruttando gli alberi come copertura, attendendo il passaggio delle ronde ed evitando di fare rumore. Vi avvicinate all’obiettivo lentamente, e nonostante la poca strada che vi divide, ci mettete diverse ore a percorrerla. Vi radunate una volta vicini. Siete stanchi e sudati per la tensione, quando dei corvi si alzano gridando tra gli alberi. Vi si ferma il cuore per un attimo. 

La vostra ultima missione è iniziata.


Epilogo

Le prime luci del giorno iniziano ad illuminare i dintorni del forte, rivelando ciò che la notte aveva celato: crateri anneriti, cadaveri sventrati, sangue rappreso che macchia l’erba e cola dagli alberi. Il cortile interno è stato ripulito grossolanamente, ma dal cancello in poi la scena è raccapricciante. I resti ancora fumanti della Corazza Meccanica dominano la scena. 

Tra gli avventurieri, i pochi che sono riusciti a chiudere occhio hanno un sonno disturbato, le loro orecchie fischiano ancora per la quantità ed il fragore delle bombe esplose, e negli occhi vedono ancora gli orrori della notte prima. 

Abitanti che ripetono ciclicamente gli ultimi momenti di vita delle anime che li possedevano.

Gli infetti, risultato di esperimenti sensazionali ma terrificanti e le urla nella notte di chi ha avuto la sfortuna di incontrarli mentre si avventurava fuori dal forte.

Un semipiano buio, creato da Vortibrand per portar loro un messaggio dal crepuscolo, un avviso, ma anche luogo dove spiriti inquieti provavano a strappar via l’anima di chi entrava. Gli avventurieri più esperti sospirano ripensando al passato e ricordano che non è certamente la prima volta che Vortibrand tenta una strada simile. 

Il corpo senza vita di Cornelio Silva, il Toro di Ferro, è stato portato nella piccola chiesa accanto al maniero, ormai in disuso da quando lui stesso aveva abolito la religione dal nord. Eppure, alcuni degli avventurieri hanno voluto rendergli onore, dimostrando di rispettarlo, in quanto loro maestro e in quanto condottiero.

L’esercito dei radicati giunge da nord in tarda mattinata, mentre la Regina Shantar finisce di curare gli avventurieri infettati dal fungo parassita. 

Le sentinelle di Mordirovo si avvicinano al forte per annunciare l’arrivo dell’esercito di Oltrevalle, che tenta di ritirarsi verso il Toro.

Avventurieri e radicati si schierano nuovamente, in attesa. I soldati di Silva arrivano al calare del sole, restando paralizzati nel vedere i radicati e la distruzione che circonda il forte. Da sud un boato riempie l’aria, mentre l’alleanza li chiude a tenaglia. Gli uomini di Oltrevalle, a cui viene comunicata anche la morte del loro Comandante Supremo, abbandonano le armi e crollano a terra, arrendendosi senza ulteriori spargimenti di sangue.

La guerra è finita. L’alleanza ha vinto.