La Clessidra più Oscura

Prologo

Il buio vi avvolge completamente, i vostri sensi sono ovattati e non vi permettono di percepire lo spazio attorno a voi. Il tempo sembra allungarsi e una clessidra sembra scorrere come cento. I vostri pensieri e il vostro essere li percepite come infiniti. Tutto ciò che riuscite a carpire in questo vuoto è il riecheggiare del battito cardiaco del vostro cuore e nulla più.
 
Dopo attimi indefiniti qualcosa inizia a definirsi. Il sopra inizia ad essere a dividersi dal sotto, il materiale si separa dall’immateriale, il tempo inizia ad essere definito, ma qualcosa non torna. La contrazione del vostro cuore inizia a sembrarvi sempre più estesa, con delle pulsazioni sempre più lente e lontane, finchè non riuscite più a percepirlo. Eppure sentite di essere vivi, ma in una maniera diversa da quella a cui siete abituati. Il corpo lo sentite più leggero, quasi come se fosse aria. Non percepite più il tepore del vostro sangue, il respiro dei vostri polmoni, i muscoli che si muovono ad ogni contrazione. Niente di tutto ciò ormai sembra appartenervi.
 
Con leggerezza iniziate a percepire lo spazio attorno a voi. Sentite i vostri piedi poggiarsi sull’orizzonte, la vista inizia a tornare e vi rendete conto di essere in uno spazio all’apparenza vuoto e oscuro. Una lieve nebbia aleggia attorno a voi per poi dissiparsi e rivelare l’assenza di alcuni di voi. Preoccupati o sollevati, sta a voi decidere come affrontare l’ignoto attorno a voi.
 
[NOTA OOC: La location in cui andremo a giocare è al chiuso. Vi consigliamo dunque di portare una vostra illuminazione IG se ne disponete.]
 

Epilogo

Appena ottenuto il disco, non avete esitato un istante nell’ingerirlo, senza rendevi conto che la vista ingannava poi il tatto. Ciò che credevate essere in legno, si rivela umido e molliccio, ricoperto da una superficie di villosa pelliccia, ma una volta masticato fuoriesce un liquido denso e mieloso.
Ogni volta che i vostri denti triturano il disco, percepite alla base della lingua, nel punto di contatto tra essa e la mandibola, una sensazione di fastidio, quasi doloroso, e una fuoriuscita eccessiva di saliva. A questo sentore di nausea, cominciate, allora, a deglutire ripetutamente, a denti stretti.
Il sapore, tuttavia, risulta al vostro palato dolce, fresco, con delle punte speziate e agrumate; percepite una vena di nostalgia, assaporandolo, quasi vi riportasse in mente qualcosa, pur non sapendo bene cosa.
 
Gustando quel miscuglio, una sensazione di leggerezza permea la vostra testa, come non aveste più il peso di essa sopra la nuca, e tutto intorno a voi inizia ad ondeggiare ripetutamente, sempre più velocemente. Fino a quando, non riuscendo più a restare in equilibrio, vi accasciate al suolo. Intanto la stanza ha cominciato a ruotare attorno a voi, provocandovi una maggiore nausea.
Ormai senza alcun punto di riferimento intorno a voi, sentite di essere attratti con forza dal pavimento, quasi vi risucchiasse.
Il Vortice aumenta ad una velocità tale da non riconoscere più nessuna forma, a stento qualche linea di colore, fino a che tutto ciò che vi circondava muta in qualcosa di diverso, di nuovo, ma passato.
 
Soli con voi stessi, in questo luogo sconosciuto, senza dimensioni, suoni, spazio o tempo, guardandovi, riconoscete qualcosa legato a voi, simile ad un filo o ad un cordone ombelicale.
Il vostro corpo si blocca e la mente comincia a vagare, ricordando una sensazione, o forse è un vero e proprio ricordo, rimasto sepolto in qualche remoto angolo delle vostre menti, talmente remoto da dimenticarlo.
Dopo non sapete bene quanto tempo, ritornate con la mente al presente, ritrovandovi una lacrima sul viso.
Cercando di razionalizzare la situazione, riosservate tutto, ma percepite solo voi stessi, questo filo immateriale e l’infinito intorno a voi.
 
Un istinto naturale prende possesso di voi ed afferrate la fune, iniziando a tirarla davanti a voi. Dopo qualche passo, cominciate letteralmente ad arrampicarvi su di esso, in orizzontale, non avendo più un pavimento sotto i piedi.
Stremati da questa fatica, ma anche da un peso che si fa sempre più presente in voi, le vostre braccia reggono a stento, quando finalmente la via che percorrete inizia a scendere verso il basso, alleggerendo la fatica che dovevate sopportare, permettendo al peso del vostro corpo di aiutarvi a scivolare.
 
Iniziate ad acquisire velocità finchè la corda non scende perpendicolarmente verso il nulla. Pur provando a rallentare non c’è modo di fermare la discesa, che anzi procede sempre più vertiginosamente.
Passa diverso tempo prima che la corda cambi direzione, a tal punto che non percepite più la velocità a cui viaggiate.
La fune al termine della discesa inizia a salire diagonalmente verso l’alto, fino a diventare nuovamente perpendicolare.
Ormai stremati nella psiche e distrutti dalla stanchezza, iniziate a vedere la fine del percorso.
 
[Nota OOC: non è previsto Play By Mail per questo evento]